| La genesi del pensiero |
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| Scritto da fabio | ||
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La genesi del mio pensiero è banale e complessa nello stesso tempo. Alcune delle conclusioni che ho raggiunto sono le seguenti: L'uomo è una macchina. Molto complessa indiscutibilmente, ma pur sempre una macchina. Ogni cosa ha una sua spiegazione se pur molto complessa. Arrivare a dare una spiegazione ad ogni cosa è molto difficile per cui non credo che ne valga sempre la pena, ma pensare che comunque le cose non si muovono mai per caso può essere utile. Il principio di causa-effetto che si studia in fisica può essere bene applicato anche alle cose che ci capitano e il nostro modo di reagire è tante volte prevedibile. Dopotutto molti santoni riescono ad indovinare cosa succederà alle persone... Un'altra cosa che mi sento di dire prima di cominciare è che tutto è relativo. Cioè quello che è vero per una persona può non esserlo per un'altra. E questo non perché una delle due persone sia sbagliata ma semplicemente perché ogni persona ha un suo sistema di riferimento e le proprie esperienze su cui si basa. Questo complica il principio di causa-effetto. Nel senso che uno pensa pensa di avere capito perché un altro fa una cosa e probabilmente non ha capito nulla. So di avere detto delle banalità e anche che qualcuno potrebbe avere già da obiettare. Non mancherò però di elucubrare ancora, nel bene e nel male! Negli ultimi anni ho studiato libri psicologici e filosofici, che spaziano tra le più disparate teorie. Da Alice Miller che parla di come i maltrattamenti ai bambini possono portare a personalità malate (tra l'altro dà una spiegazione anche alla seconda guerra mondiale) Fino a libri che parlano di esoterismo e che spiegano la vita con la reincarnazione e flussi di forza all'interno del corpo umano. Cose sicuramente distanti da quello che dice il cristianesimo ma in cui miliardi di persone credono per cui, perché rifiutarle a priori solo perché sono nato in un ambiente cristiano? E' bello invece farsi una cultura più vasta, così almeno è più facile farsi una idea del mondo libera da pregiudizi. Chi mi conosce potrebbe domandarsi perché ho cominciato a interessarmi a questi argomenti, ben distanti da quello che ho studiato: ingegneria informatica. Potrei rispondere che anche Elio è laureato in ingegneria informatica e fa il cantante però sarebbe solo una battuta. In realtà ho cominciato a interessarmi a queste cose per caso. E' bello quando le cose accadono per caso, no? Nel dicembre del 2002 ho scelto di regalare per Natale alla ragazza che avevo allora, l'abbonamento alla rivista "Donna Moderna". Sfogliandone un numero mi sono accorto che ero interessato a leggere le pagine riguardanti le risposte degli psicologi alle domande delle lettrici che esponevano più o meno disperate i loro problemi. Tra le tante cose ricordo una pagina in cui erano consigliati dei libri come approfondimento di alcune tematiche. In particolare si parlava di una scrittrice, Alice Miller, che raccontava di come i maltrattamenti infantili potessero portare a patologie in età adulta. La mia infanzia non è stata delle migliori e mi aveva colpito la breve descrizione dei sintomi di un bambino maltrattato. Mi aveva colpito il "non provare niente, non avere sentimenti" a cui faceva riferimento l'articolo. Cosa che mi capitava spesso; mi capitava di vivere come in un racconto, come se la mia vita non fosse mia. Sfruttando i soldini guadagnati con la mia laurea in ingegneria informatica ho ordinato al volo su internet il libro e dopo pochi giorni avevo tra le mani il mio primo libro che non parlasse né di informatica, né di fumetti e neppure fosse un racconto di fantascienza o dell'orrore. Avevo tra le mani quello che avevo tante volte odiato al liceo. Quasi un libro di filosofia. Però lo stavo divorando. Ed è stata una illuminazione (Esagero un po'!). Come per una persona che viaggia da 30 anni per la stessa strada piena di curve scoprire che da 100 anni esiste un'autostrada di cui non si era mai accorto solo perché non aveva mai alzato la testa... E' stato l'inizio di qualcosa di bello. Ma non è bastato da solo a farmi cambiare. C'è voluto uno scossone più grosso. Febbraio del 2003. In febbraio io avevo sempre avuto problemi e malattie strane gli anni prima. Ma quell'anno ho avuto qualcosa di più strano del solito. Stavo andando in ufficio, a Milano. Era lunedì. Sono partito da Desenzano che stavo benissimo e mano a mano che Milano si avvicinava ho cominciato a sentire il mondo che mi girava in torno. Il culmine l'ho toccato nel primo pomeriggio quando nolente: "ragazzi, vado a casa che non mi sento per niente bene". Tornando a desenzano sentivo i piccoli sobbalzi del treno, quelli che di solito mi cullano il sonno, come dei piccoli terremoti e il mondo girava sempre più. Non ce l'ho più fatta a mantenere il controllo e in bagno mi sono "liberato" di ogni cosa avessi mangiato credo negli ultimi 10 giorni. Ma probabilmente questo non era sufficiente. Ho continuato a vomitare il nulla fino a che sono arrivato a casa. Pallido come un cencio ho suanato ai vicino chiedendo che mi portassero in ospedale e così è stato. Mi sono ritrovato su un lettino a tremare con una foglia e la dottoressa fece una magia facendomi passare tutto con una dose da cavallo di valium sparata in vena. Ebbene sì, tutti i malori mi erano passati con un banale tranquillante. Allergia da lavoro? Il mio medico dice sempre: "siamo tutti stressati, torna a lavorare!" Fatto sta che per due settimane ho fatto fatica a camminare perché perdevo l'equilibrio e con la consapevolezza che una dose di tranquillante era sufficiente a farmi passare tutto ho cominciato veramente a pensare che qualcosa non andasse per il verso giusto nella mia vita. Probabilmente dovevo cambiare qualcosa. Forse quelli che nei libri "psicologici" dicevano: "pensavo che la mia vita fosse ok e di colpo mi sono accorto che non andava" non erano del tutto fanfaroni. Ora mi restava da capire la cosa più complicata: che cosa diavolo non andava? Oggi sono ancora in alto mare... però è bello scoprirsi poco a poco.
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 25 dicembre 2006 17:18 ) | ||






