| Ad ogni comportamento il suo perché |
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| Scritto da fabio | ||
Ad ogni comportamento il suo perché!Oggi guardavo i miei due gatti giocare. ![]() Si stavano mordicchiando tra di loro senza farsi del male e sembravano felici. A volte li vedo correre dietro una foglia. Altre volte lasciano andare quello che stanno facendo per fare quello che stai facendo tu. Chissà, probabilmente pensano che quello che fanno gli altri sia più diverte di quello che fanno loro. La stessa cosa che pensano molte persone quando credono che l’erba del vicino sia sempre più verde. Quando pensiamo che i nostri problemi siano immensi e quelli degli altri trascurabili...
Ricordo che quando ero all’università invidiavo quelli che avevano fatto esami che io non avevo fatto anche se complessivamente ne avevo fatti di più io. “Non so se riuscirò mai a passare quello che ha fatto lui”, pensavo. E non bastava il pensiero razionale: “Se ne ho fatti più io in meno tempo allora sono più bravo io” a farmi passare il sentimento di invidia. Insomma, invece che gioire dei miei, invidiavo quelli degli altri. Esempi così ce ne sono a valanghe come chi non ha la ragazza invidia chi ce l’ha e chi ce l’ha invidia chi non ce l’ha. E magari queste due persone stanno pensando questo mentre come amici stanno al bar a parlare del più e del meno. Troppo strana questa cosa. La religione Buddista, e qui sicuramente invado un campo di cui non conosco quasi, professa la felicità nel silenzio e nell’ascolto di se stessi e ti spiega che ognuno deve trovare se stesso. Dopo tutto, finché penso che un altro stia meglio di me… come faccio a stare bene? Ma che senso ha essere così stupidi che invece che essere felici scegliamo di farci del male e di invidiare? Molto probabilmente non possiamo fare altrimenti. Qui varco un campo sconosciuto, interessante e filosofico: Siamo noi a scegliere cosa fare della nostra vita? Siamo liberi di scegliere? Chiunque direbbe: sì! Siamo responsabili delle nostre azioni e siamo liberi di scegliere. Però su cosa si basano le nostre scelte? Se ti dicono mostrandoti una fragola e un mirtillo: “ne puoi mangiare solo uno”, tu scegli quale mangiare in base a quello che ti piace di più. O se ti offrono due lavori tu scegli quale ti piace di più o quale pensi sia meglio per te. E così per ogni cosa. Ogni scelta che si fa contempla la migliore scelta possibile al momento. E si sceglie in base a ragionamenti razionali e elementi “irrazionali”. Se scelgo la fragola lo faccio perché la fragola mi piace di più (razionale) ma io non posso decidere che la fragola mi piace di più, mi piace di più e basta (irrazionale). Complichiamo un po’ di più la scelta: Se attaccata alla fragola ci fosse un po’ di terra cosa sceglierei? Il mirtillo pulito che mi piace meno o la fragola, che mi piace di più, però un po’ sporca. Il nostro cervello si mette in azione e una scelta prima semplicissima diventa complessissima. Entra in gioco la nostra esperienza, il nostro vissuto. Potremmo avere paura che la terra sia velenosa, e mangiare il mirtillo. Potremmo avere già mangiato altre volte fragole con la terra e quindi fregarcene se la fragola è sporca. La terra potrebbe farci così senso che potremmo decidere di non avere voglia di mangiare più né la fragola nel mirtillo. O anche potremmo prendere la fragola, andare a sciacquarla, e mangiarla pulita. Dopo tutto quando vi era stato detto di scegliere tra la fragola e il mirtillo nessuno vi aveva detto che dovevate mangiarla così com’è. La cosa curiosa è che un osservatore vedendoci mangiare la fragola con la terra e avendo altre esperienze penserebbe: “quello è pazzo” oppure vedendo che non la mangiamo, visto che lui non si farebbe problemi, penserebbe: “guarda che stupido”. In ogni caso noi faremmo la scelta migliore per noi in quel momento, basandoci sui nostri gusti e su quello che la nostra esperienza ci insegna. L’esperienza infatti, anche se ci farà prendere la scelta di non mangiare né l’una né l’altra lo farà per il nostro bene. Perché anche la “paura” della terra sarà derivata dalla nostra esperienza. La scelta però potrebbe essere anche la peggiore “in assoluto” perché potremmo non avere altro da mangiare per due giorni e sapendolo avremmo mangiato sia la fragola che il mirtillo, con o senza terra. Oppure in realtà il mirtillo potrebbe essere una bacca velenosa spacciata per mirtillo: ma noi non lo sappiamo. Siamo allora liberi di scegliere? Probabilmente sì, ma si potrebbe anche dire di no, perché in realtà ogni volta che valutiamo una situazione scegliamo la miglior cosa per noi. Quindi la nostra scelta potrebbe essere prevedibile da chi di noi conosce tutto, ma non solo, potrebbe essere anche guidabile da chi ci fa fare le esperienze giuste per condizionarci la vita. Se a una persona abituata a mangiare le fragole con la terra metto delle gocce di una sostanza amarissima, senza che se ne accorga, dopo un po’ non vorrà più mangiare le fragole sporche perché le assocerà a una cosa amarissima. E se può valere per una fragola… pensate a che effetti può avere una cosa su più larga scala. Le persone penseranno di scegliere la cosa migliore… che però ha deciso un altro perché è migliore per lui. Qui ho decisamente cambiato argomento. Torno all’origine… e concludo! :-) Se noi sappiamo che le nostre azioni, anche le più autolesioniste, sono scelte perché sono in quel momento la cosa la cosa migliore per noi, forse abbiamo uno strumento in più per dire: ma se come mi comporto in automatico e sto male, non è che sto sbagliando qualcosa? E quello che è importante ricordare è che se sto sbagliando qualcosa non lo sto facendo perché sono sbagliato, perché sono stupido o perché non potrò mai essere felice, anzi! Io sto facendo la scelta migliore, solo mi manca qualcosa, un ingrediente, un’esperienza positiva, il consiglio giusto, un’altra visione delle cose che mi permetta di scegliere qualcosa che per me sia in assoluto meglio di quello che avevo scelto prima e che semplicemente prima non vedevo. Ecco perché a volte piccoli grandi cambiamenti come la morte o la nascita di una persona, un incidente, conoscere una nuova persona diversa, illuminazioni improvvise, sono per noi dei piccoli sconvolgimenti che ci aprono strade prima impensate per cambiare la nostra vita. In meglio. Questa consapevolezza può essere utile anche nel rapporto con gli altri. Se un altro si comporta in modo stranissimo non dobbiamo pensare che sia pazzo o scemo, a meno che non abbia problemi medici a livello cerebrale, semplicemente fa quello che può e quello che ritiene giusto per sè, come tutti. Certo che se una persona è insopportabile, tale rimane anche sapendo che potrebbe cambiare se solo succedesse qualcosa. Se ci fa stare male ci fa stare male. E se il suo mondo è così chiuso, per scelta sua, e non accetta intrusioni e vede i suoi problemi sopra tutto, meglio che si trovi qualcuno più simile a lui con cui stare. Se invece alla persona ci teniamo, e la vediamo comportarsi in modo da stare male, possiamo essere certi che qualcosa che non va c’è e che la persona sta cercando di fare le scelte migliori per se stessa. Possiamo volerle bene e non dobbiamo svalutarla, e nemmeno svalutare le sue scelte in quanto indirettamente svaluteremmo anche lei. Se vogliamo capire appieno i suoi comportamenti dobbiamo prima conoscere la sua storia. Se non ci riusciamo, non è certo facile, possiamo per lo meno averne fiducia. Un motivo ci sarà… perché non vuole mangiare una fragola con un po’ di terra.
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 04 settembre 2006 20:38 ) | ||







